Nella Sala dei Pescatori, all’interno di Palazzo Rendella, nasce la nuova sede dell’Ufficio di Informazione e Accoglienza Turistica – IAT.

L’ufficio offre, oltre che i servizi di informazione e accoglienza turistica istituzionali, anche spazi per la lettura di libri e giornali italiani e stranieri, l’utilizzo di pc per il check-in on line e per le altre necessità dei visitatori, servizio di deposito bagagli e un’area shopping dedicata a Monopoli, alla Puglia e alla Rendella.

Orari IAT 2020

Febbraio
tutti i giorni | 9.30-13.30

Marzo
dal lunedì al venerdì | 9.30-13.30
sabato-domenica-festivi | 10.00-13.00 / 16.00-18.00

Aprile
lunedì-martedì | 9.30-13.30
mercoledì-domenica-festivi | 10.00-13.00 / 16.00-18.30

Maggio
lunedì | 9.30-13.30
martedì-domenica-festivi | 10.00-13.00 / 16.00-19.00

Giugno
tutti i giorni | 9.30-13.30 / 16.00-19.00

Luglio
tutti i giorni | 10.00-20.00

Agosto
tutti i giorni | 10.00-20.00

Settembre
tutti i giorni | 9.30-13.30 / 15.30-19.30

Piazza Garibaldi, 24 – Monopoli
tel. +39. 080.4140264
info.monopoli@viaggiareinpuglia.it

La Sala dei Pescatori, inaugurata l’11 novembre del 2019, fa rivivere gli spazi dell’ex mercato ittico di Monopoli, fra piazza Garibaldi e via Porto.

Il layout della sala evoca, con le immagini e con le parole, il legame indissolubile che c’è tra la Città di Monopoli, il mare e la pesca.

Gli ambienti sono allestiti utilizzando le foto dei volti dei pescatori di Monopoli che il fotografo Piero Martinello immortalò nel 2016 in occasione della prima edizione del “PhEST – Festival Internazionale di Fotografia” e che furono esposte all’aperto nel Porto Vecchio della città.

Tra le parole che si leggono sulle pareti della sala anche quelle dello scrittore Nicola Lagioia, curatore de “Le Stagioni di Prospero” e direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino.

“…I pescatori partivano da Monopoli quando io non potevo vederli. Li osservavo al ritorno, o giù al porto mentre rammendavano le reti. Nei loro gesti non c’era nemmeno pazienza, tanto erano perfetti. Lavoravano in silenzio con il filo di nylon, immersi in una dimensione temporale che non era la stessa che toccava a chiunque altro frequentassi in quel periodo. La loro vera dimensione era naturalmente il mare, le acque a cui si consegnavano vedendo l’ombra nera del castello svanirgli alle spalle. Il mare gli scavava sulla faccia rughe molto particolari, diverse da quelle, altrettanto interessanti, che guadagnavano i contadini al compimento del trentesimo anno. Quelle dei pescatori erano facce più leggere e insieme più lontane, come fossero sempre sghembe, di tre quarti, un quarto in ombra e quell’ombra un abisso. Non l’abisso del mare, però. Piuttosto, la parte cieca di una vela quando la luna non c’è. Mai andato per mare insieme a loro. Ma ho passato lunghe mattinate a casa con le loro donne. Dieci, anche venti donne di tutte le età, sedute intorno a un grande tavolo di legno. Tagliavano la massa a pezzettini e con un colpo del dito indice facevano le orecchiette, i cavatelli. Lavoravano e raccontavano.

Raccontavano le storie che capitavano ai loro uomini. Pesche miracolose. Ma anche storie tragiche, premonizioni. Queste donne, vale a dire gli esseri umani che li conoscevano meglio di tutti, tracciavano il profilo dei pescatori. Poi però io correvo al porto e i pescatori li trovavo sempre un po’ diversi rispetto al racconto. In questa differenza c’è un mistero che — per dare una speranza in più alla mia vita adulta — vorrei non ricevesse luce”