Fight Club di Chuck Palahniuk: Pagina56 sbarca negli Stati Uniti

Il viaggio di Pagina56, il gruppo di lettura della Rendella, lascia il Sud America e risale verso Nord. Dopo l’Argentina de Le cattive, la seconda tappa del percorso nella narrativa del continente americano è negli Stati Uniti, con Fight Club di Chuck Palahniuk (Mondadori, traduzione di Tullio Dobner). L’appuntamento è fissato per domenica 25 ottobre alle 17.30.

Perché leggerlo oggi

Se lo avete visto al cinema, sapete già molto di Fight Club. O credete di saperlo. Il film di David Fincher del 1999 è diventato un cult, ma il romanzo da cui nasce è un’altra cosa: più sporco, più ironico, più spiazzante. Rileggerlo, o leggerlo per la prima volta, a trent’anni dalla sua uscita permette di chiedersi che cosa sia rimasto di quella rabbia e di quella critica al consumismo, e quanto il malessere che racconta riguardi ancora le nostre vite.

Di cosa parla Fight Club?

Il protagonista non ha nome. È un impiegato che soffre di insonnia, schiacciato da un lavoro anonimo e da una vita fatta di oggetti da catalogo e giornate tutte uguali. Un giorno incontra Tyler Durden, un tipo magnetico e fuori da ogni regola, e con lui dà vita a qualcosa che comincia quasi come un gioco: incontri clandestini nei seminterrati dei locali, dove degli uomini si ritrovano per picchiarsi, senza spettatori e senza motivo apparente, se non quello di sentirsi vivi.
Ma il Fight Club cresce, si organizza, si dà delle regole, e quello che era uno sfogo individuale diventa una forza collettiva sempre più difficile da controllare. Non ve ne sveliamo di più: la prima regola, in ogni caso, la conoscete già.

Chi è Chuck Palahniuk

Nato a Pasco, nello stato di Washington, nel 1962, Chuck Palahniuk ha esordito con Fight Club nel 1996, diventando uno dei nomi più riconoscibili della narrativa americana contemporanea. Il suo stile essenziale, tagliente e spesso provocatorio è stato molto imitato ed è rimasto il tratto distintivo dei suoi libri successivi. Dal romanzo è stato tratto nel 1999 il film omonimo diretto da David Fincher, con Brad Pitt ed Edward Norton, e nel 2015 l’autore ne ha scritto un seguito a fumetti, Fight Club 2. In Italia i suoi libri sono pubblicati da Mondadori.

Fight Club è disponibile anche in prestito digitale su MLOL (MediaLibraryOnLine): https://terradibariguestcard.medialibrary.it/media/details/150030025?fbclid=IwY2xjawU0Vg5leHRuA2FlbQIxMABwZG9mAWJyaWQRMHlheGl1eWh1R05VWnFpVUpzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeYp2Hl_iW_cxtZ8Ruf4xV5QYCyB74FXZ5RgE9D6OfoLv1IGxE52ukYTYcVXM_aem_f338LfMF8luOE-ohd9PXVA

Titolo: Fight Club

Autorice:Chuck Palahniuk

Editore:Mondadori

Anno: 1996

Lingua: Inglese

Isbn: 9788804749561

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Le recensioni del Prof.: Le cattive di Camila Sosa Villada

Un libro non finisce quando si sfoglia l’ultima pagina.
A volte continua nelle parole di chi lo ha letto, nelle discussioni che suscita, nelle domande che lascia aperte. È da qui che prendono forma Le recensioni del Prof., nate dopo ogni incontro di Pagina56. Una lettura personale dei libri attraversati insieme, per ritornare sulle storie, sulle idee e sulle suggestioni emerse durante il percorso.

Le cattive di Camila Sosa Villada

Confesso una iniziale resistenza alla tematica annunciata nella sintesi editoriale di copertina ad uso del lettore ancora ignaro del testo. Però disposto a comprarlo. Naturalmente mi sono chiesto il perché di tale riluttanza, e per giunta con un vago senso di colpa. M’infastidiva forse l’argomento gay? O mi irritava un racconto che aveva tutta l’aria di rotolarsi nei bassifondi melmosi e tossici di una città latina, con infimo turpiloquio annesso e connesso? Non era forse tematicamente satura, e quindi superata, la narrativa contemporanea che predilige il realismo degli emarginati di qualunque tipo, genere e latitudine? Con ogni probabilità si trattava dell’ennesimo libro intenzionalmente provocatorio. Se così fosse stato, non avevo alcuna intenzione di farmi provocare.

Invece è bastato un paio di pagine a farmi cambiare idea. Sarà stata deformazione professionale o l’antico vizio di leggere un libro sempre e comunque fino in fondo (il vero senso di colpa mi scatta quando, troppo irritato, mollo un libro non finito; ma accade veramente di rado); fatto sta che il primo elemento a incollarmi al testo non è stata la storia in sé, ma la scrittura. Una scrittura fluida, densa di studiati inciampi lessicali, con una pregnanza polisemica da scrittrice consumata e nello stesso tempo fresca, giovanile, istintiva, disincantata.

La postura narrativa tutta personale, quella che detta in ultima analisi lo stile e il tono, pur generata dalla terribile esperienza di dolore autentico e perpetuo (si tratta di eventi autobiografici, dalla voce narrante in prima persona) è, nonostante tutto, illuminata di ironia, di sarcasmo amaro ma controllato, quando non è incupita dal dramma e dalla tragedia. Per una serie di scelte retoriche, quali l’iperbole e il realismo magico, quella postura ricorda a tratti certe pagine di Garcia Marquez.

Tanto per scendere nel pratico, un bell’esempio di iperbole è quello riferito alla Zia Encarna, una trans enorme, dall’età biblica (ha centosettanta anni, nientemeno!). Un personaggio fuori del comune, capriccioso e tenero, collerico e dolcissimo, che si è data la missione di accogliere e proteggere le trans più giovani, sbandate, pazzoidi, disperate, esposte ad ogni rischio di strada. Encarna coglie, dai meandri vegetali spinosi di un grande parco cittadino, il pianto di un bimbo abbandonato. Tirarlo fuori di lì è come partorirlo sul serio con tanto di sangue, dolore e cacca: la descrizione, che viaggia sul filo dell’analogia, è magistrale. Encarna alleva il bimbo in mezzo alla sua corte di trans, una più scombinata dell’altra, col grave rischio di vedersi incolpata per rapimento di minore. Scopre così una forma d’amore sconosciuta, che assomma e fonde la paternità (fisiologicamente è un maschio) con la maternità (dentro è femmina). Quando capisce che stanno per strapparglielo, morirà per quel bimbo e con quel bimbo. Voleranno via insieme, abbracciati per sempre, con l’aiuto della canna del gas.

Il realismo magico, quando non si fa duro e violento, è diffuso in tutto il testo, saturo di situazioni e personaggi paradossali, e composto di molte storie di varie trans. A volte però si trova particolarmente condensato e riconoscibile, come nella lenta metamorfosi in uccellino di una delle trans sordomuta. Difficile cogliere il senso metaforico dell’inverosimile trasformazione. Tuttavia, a ben rifletterci, è proprio la metamorfosi a costituire la chiave di lettura dell’aspirazione costante e manifesta delle trans: desiderare cioè per tutta la vita un corpo altro, visto che il proprio, avuto in malasorte dalla natura, non coincide con la propria intima essenza, ed è quindi inservibile, anzi di ostacolo al primario bisogno di identità. Cosa del tutto sconosciuta agli eterosessuali, appunto per ciò maldisposti a capirla. Ed è persino

odioso e odiato, quel corpo, se non per surrogati di sesso trafugato, o venduto per il bisogno di sopravvivere.

Non è, dunque, un libro provocatorio. È un libro dolente. Anche il linguaggio più truce non ha la gratuità di certe opere di facile consumo e di ambientazione borghese al limite della pornografia. Il linguaggio greve del sesso compare solo nelle situazioni realmente scabrose: e cosa può esserci di più scabroso della prostituzione trans?

Libro dolente, dunque: per quella infanzia tormentata da un padre ubriacone e violento e da una madre che non sa proteggere neanche se stessa. Dolente per la prigione a vita nel corpo sbagliato, che si cerca maldestramente di adattare ai rubati ritagli di piacere. Dolente per l’ostracismo e il disprezzo sociale, per le condizioni economiche sempre precarie, per il richiamo irresistibile della droga; tutti fattori che vanno a complicare la costante lacerazione dello sdoppiamento identitario. Dolente per il trattamento violento e mirato delle forze dell’ordine. Dolente e rabbioso, soprattutto, per il paradossale comportamento di quanti perbenisti di facciata, pronti a lapidare in pubblico “i diversi”, sono in realtà attratti dal sesso trasgressivo consumato nell’ombra con le trans. È così ovvio che il prostituirsi di queste faccia da corrispettivo alla perversione di quelli.

Che i fatti narrati si svolgano a Córdoba in Argentina o altrove, non fa alcuna differenza. La condizione delle trans di strada, in una società di tipo occidentale, è sempre la stessa. Ecco perché abbiamo qualcosa da imparare da un libro come questo. Non bello, sgradevole quanto si voglia, ma vero. Di una verità che parla alla coscienza di tutti. E con frequenti squarci di amicizia, di amore e di autentica tenerezza.

Copertina del libro "Le cattive" di Camila Sosa Villada, Edizioni SUR, letto dal gruppo di lettura Pagina56 della Biblioteca La Rendella di Monopoli

Le cattive di Camila Sosa Villada: si apre la nuova stagione di Pagina56

Riparte Pagina56, il gruppo di lettura della Rendella, con un percorso tutto nuovo dedicato alla narrativa del continente americano. Il primo libro scelto per inaugurare il viaggio è Le cattive di Camila Sosa Villada (Edizioni SUR, traduzione di Giulia Zavagna), e la partenza è fissata per domenica 27 settembre alle 17.30.

Perché iniziare da qui

Il nuovo ciclo di Pagina56 attraverserà dieci tappe tra Sud, Centro e Nord America, alternando grandi classici del Novecento e voci contemporanee. Aprire con Le cattive non è un caso: è un romanzo che nel giro di pochi anni è diventato un caso letterario internazionale, tradotto in più di venti lingue, capace di raccontare l’America Latina da un punto di vista che raramente trova spazio nei percorsi di lettura più tradizionali.

Di cosa parla Le cattive?

Il romanzo si muove nel Parco Sarmiento di Córdoba, in Argentina, dove ogni notte un gruppo di donne transgender si ritrova per sopravvivere insieme: tra prostituzione, violenza della polizia e dei clienti, ma anche solidarietà fortissima e un senso di famiglia che nasce fuori da ogni legame di sangue. Al centro della storia c’è Camila, giovanissima, che in quella comunità – guidata dalla materna e autorevole Zia Encarna – trova finalmente un luogo in cui riconoscersi.
La scrittura di Sosa Villada mescola cronaca e immaginario, crudezza e poesia: la nascita di un bambino trovato tra i rovi, accolto e allattato “a un seno colmo di olio da motore”, è solo uno degli episodi in cui il romanzo trasforma il margine in mito. Un libro che, come è stato scritto, funziona insieme come inno alla vita, rito di iniziazione e atto di rivendicazione.

Chi è Camila Sosa Villada

Nata a La Falda, in Argentina, nel 1982, Camila Sosa Villada prima di diventare scrittrice ha fatto la venditrice ambulante, l’addetta alle pulizie e, come le protagoniste del suo libro, si è prostituita per sopravvivere. Dopo gli studi di Comunicazione e Teatro ha costruito una carriera come attrice e cantante, prima di pubblicare nel 2019 Las malas, il romanzo che in Italia porta il titolo Le cattive. Il libro le è valso il Premio Sor Juana Inés de la Cruz 2020 e l’ha imposta come una delle voci più originali della narrativa argentina contemporanea; in Argentina ha venduto oltre 100.000 copie ed è stato tradotto in più di venti paesi.

Le cattive è disponibile anche in prestito digitale su MLOL (MediaLibraryOnLine): https://terradibariguestcard.medialibrary.it/media/details/150273117

Titolo: Le cattive

Autorice: Camila Sosa Villada

Editore: Edizioni SUR

Anno: 2025

Lingua: Spagnolo

Isbn: 9788869984648

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Pagina56 riparte con Coordinate d’America

Dopo aver attraversato pagine, storie e culture provenienti da ogni angolo del pianeta, ci siamo concesse una piccola pausa. Ma solo il tempo necessario per rifare i bagagli: a settembre Pagina56 riparte con un nuovo itinerario letterario.

Questa volta la destinazione è America: un intero continente da attraversare pagina dopo pagina, dal Sud al Centro, fino al Nord. Dieci incontri ci accompagneranno alla scoperta di autrici e autori contemporanei e dei grandi nomi del Novecento, in un percorso tra voci, paesaggi e racconti molto diversi tra loro.

Partiremo dal Sud America, tra Argentina, Cile, Colombia e Messico, per poi risalire verso il Nord del continente, con un focus soprattutto sugli Stati Uniti, senza dimenticare una sosta in Canada.

Noi siamo pronte e pronti a decollare. E voi? Ci rivediamo a settembre: preparate le carte d’imbarco.

Il calendario degli incontri

Si parte il 27 settembre dall’Argentina, con Le cattive di Camila Sosa Villada. Il 25 ottobre prima tappa negli Stati Uniti con Fight Club, un classico di Chuck Palahniuk, mentre il 29 novembre si torna in Sud America con Notturno cileno di Roberto Bolaño. Il 20 dicembre chiudiamo l’anno di nuovo negli USA, con Brevi interviste con uomini schifosi di David Foster Wallace.

Il 2027 si apre il 31 gennaio in Colombia, con La cagna di Pilar Quintana, seguito il 28 febbraio da Lo schiavista di Paul Beatty (USA). Il 21 marzo si vola in Messico con Paradais di Fernanda Melchor, e il 18 aprile si torna negli Stati Uniti con Meno di zero di Bret Easton Ellis.

Il 30 maggio l’itinerario ci riporta in Argentina con Cadavere squisito di Agustina Bazterrica, prima dell’ultima tappa, il 27 giugno, in Canada con Piovevano uccelli di Jocelyne Saucier.

Dieci tappe, dieci libri, un solo continente da esplorare insieme: vi aspettiamo a settembre per il primo imbarco.

Il nostro volo rispetta scrupolosamente le rotte prestabilite, ma in caso di imprevisto traffico aereo (letterario) date e titoli potrebbero subire piccole variazioni.

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Sfogliare il mondo – 15 maggio 2026: un secolo di Stati Uniti con Pagina56

Da Bitinio, in Turchia, fino a Detroit. A Maggio, in occasione de Il Maggio dei Libri 2026, il gruppo di lettura della Rendella fa un lungo viaggio nel tempo per ripercorrere un secolo di storia degli Stati Uniti d’America con Middlesex, capolavoro di Jeffrey Eugenides.

L’AUTORE

Jeffrey Eugenides è nato a Detroit nel 1960 da una famiglia di origine greca. Laureato alla Stanford University, nel 1986 si è trasferito a New York, dove ha iniziato a pubblicare racconti sulle più importanti riviste letterarie (“The New Yorker”, “The Paris Review”, “The Yale Review”, “Granta”). Per Mondadori, dopo il successo di Le vergini suicide (1994, da cui Sofia Coppola ha tratto un fortunato film) e Middlesex (Premio Pulitzer 2003 per la narrativa), nel 2011 è uscito il suo terzo romanzo, La trama del matrimonio.

IL LIBRO

A raccontarci la sua vicenda, con una voce avvolgente che si impone fin dalle prime righe, è Calliope Stephanides, una rara specie di ermafrodito che ha vissuto i primi anni della sua vita come bambina, per poi scoprire la sua doppia natura. Responsabile della sua “eccentricità biologica” è un gene misterioso che attraversa come una colpa tre generazioni della sua famiglia e che ora si manifesta nel suo corpo. Inizia così l’odissea di Callie, un viaggio che ci proietta nei sogni e nei segreti della famiglia Stephanides, tra furbi imprenditori e ciarlatani, sagge donne di casa e improbabili leader religiosi, in un alternarsi di nascite, matrimoni, scandali e segreti che dalla Turchia degli anni in cui crolla l’Impero Ottomano si trasferisce nell’America del proibizionismo e della guerra, dei conflitti razziali e della controcultura, del Vietnam e del Watergate. L’odissea di un’adolescenza dove si mescolano e si oppongono il senso di un destino, di un’eredità familiare, e la volontà di essere artefici di se stessi, per dare voce ai propri desideri, alla propria sessualità e ai propri sentimenti.

Titolo: Middlesex

Autorice:Jeffrey Eugenides

Editore: Mondadori

Anno: 2002

Lingua: Inglese

Isbn: 9788804741527

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Sfogliare il mondo – 27 marzo 2026: dalla Nigeria agli Stati Uniti, passando per l’Inghilterra con Pagina56

Tre biglietti aerei in uno per il prossimo viaggio del gruppo di lettura della Rendella, che a marzo volerà dalla Nigeria agli Stati Uniti, passando per l’Inghilterra, con Americanah di Chimamanda Ngozi Adichie.

L’AUTRICE

Chimamanda Ngozi Adichie è nata ad Abba, in Nigeria, nel 1977 ed è cresciuta nella città universitaria di Nsukka. Là ha completato il primo ciclo di studi, poi proseguiti negli Stati Uniti.
Già vincitrice di importanti premi con L’ibisco viola e Metà di un sole giallo (il Commonwealth Writers’ Prize for Best First Book 2005, il primo, e l’Orange Broadband Prize 2007 e il Premio internazionale Nonino 2009, il secondo), entrambi pubblicati da Einaudi, con Americanah, il suo terzo romanzo, ha conquistato la critica aggiudicandosi il National Book Critics Circle Award 2013 e giungendo tra le finaliste del Baileys Women’s Prize for Fiction 2014. Nel 2017 ha pubblicato, sempre per Einaudi, Cara Ijeawele, e nel 2009 una raccolta di racconti, The Thing Around Your Neck, uscita in Italia nel 2017 con il titolo Quella cosa intorno al collo, i cui temi principali sono le diverse relazioni tra genere, il razzismo e l’immigrazione; i protagonisti di queste storie sono tutte donne. La scrittrice è molto attenta al tema della parità di genere, per la quale ha anche pronunciato il discorso Dovremmo essere tutti femministi (Einaudi 2015) nel 2013 durante una conferenza TEDx. Nel 2018 è stat insignita del PEN Pinter prize.
«Time Magazine» l’ha inclusa nell’elenco delle 100 persone più influenti al mondo nel 2014. Adichie è stata definita «la Chinua Achebe del XXI secolo».

IL LIBRO

Ifemelu ha una borsa di studio a Princeton ed è l’autrice di «Razzabuglio», un blog di largo seguito che denuncia con arguzia i pregiudizi ancora diffusi negli Stati Uniti. Ne ha fatta di strada da quando, tredici anni prima, appena arrivata dalla Nigeria, faticava a pagare l’affitto e si sforzava di adeguare accento e aspetto agli standard americani. Eppure c’è qualcosa che Ifemelu non riesce a lasciarsi alle spalle: il ricordo di Obinze, il ragazzo amato e poi d’improvviso abbandonato. Tornare indietro nel tempo è impossibile, ma non nello spazio. Contro il buon senso e il parere di tutti, Ifemelu sale su un aereo per Lagos intenzionata a riprendere il filo di una storia interrotta.

Titolo: Americanah

Autorice:Chimamanda Ngozi Adichie

Editore: Einaudi

Anno: 2013

Lingua: Inglese

Isbn: 9788806263249

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Sfogliare il mondo – 27 febbraio 2026: ritorno in Palestina con Pagina56

Il gruppo di lettura della Rendella fa nuovamente tappa in Palestina, nei territori storicamente occupati da Israele per riflettere sulla storia e sul punto di vista sionista. La guida di febbraio sarà Una storia di amore e di tenebra di Amos Oz.

L’AUTORE

Amos Oz (1939-2018), scrittore israeliano, tra le voci più importanti della letteratura mondiale, ha scritto romanzi, saggi e libri per bambini e ha insegnato Letteratura all’Università Ben Gurion del Negev. Arruolato negli anni ’50 nelle forze di difesa israeliane, Oz si è comunque opposto all’attività colonizzatrice dei territori palestinesi ed è stato tra i primi a sostenere gli Accordi di Oslo e le trattative con l’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina). Tuttavia, nei suoi discorsi e nei suoi saggi spesso Oz attaccava la sinistra antisionista ed enfatizza sempre la sua identità sionista. Molti osservatori di destra lo identificano come il portavoce più eloquente della sinistra sionista.

IL LIBRO

Amore e tenebra sono due delle forze che agiscono in questo libro, un’autobiografia in forma di romanzo, un’opera letteraria complessa che comprende le origini della famiglia di Oz, la storia della sua infanzia e giovinezza prima a Gerusalemme e poi nel kibbutz di Hulda, l’esistenza tragica dei suoi genitori, e una descrizione epica della Gerusalemme di quegli anni, di Tel Aviv che ne è il contrasto, della vita in kibbutz, negli anni trenta, quaranta e cinquanta.
La narrazione si muove avanti e indietro nel tempo, scavando in 120 anni di storia familiare una saga di rapporti d’amore e odio verso l’Europa, che vede come protagonisti quattro generazioni di sognatori, studiosi, uomini d’affari falliti e poeti egocentrici, riformatori del mondo, impenitenti donnaioli e pecore nere. Questa vasta galleria di personaggi mette a punto una sorta di “cocktail genetico” da cui nascerà un figlio unico, nutrito di fantasia, che, in un fatale momento di rivelazione avvenuta attraverso un dolore scioccante e atroce, scoprirà di essere un artista, uno scrittore.
Amos Oz ci consegna la storia della sua infanzia e dell’adolescenza colma di aspirazioni poetiche, zelo politico e una paura costante di un altro genocidio degli ebrei, questa volta nella stessa Israele, a opera degli arabi, degli inglesi, dell’intero mondo cristiano, dell’intero mondo islamico. Il giovane Amos temeva che il mondo intero stesse tramando per uccidere tutti gli ebrei, bambini compresi, giovani sognatori fanatici compresi, proprio come era lui. “A quell’epoca speravo di diventare un libro una volta adulto,” scrive Oz, “non un autore ma un libro… sapevo ovviamente che anche i libri possono bruciare, ma se fossi diventato un libro, avrei avuto almeno la possibilità di sopravvivere in una dimenticata libreria…”
Al centro di questo romanzo autobiografico sta il grande tabù di Oz: il suicidio della madre, nel 1952. L’esplorazione dolorosa e coraggiosa di questa tragedia viene condotta con lucidità, nostalgia e rancore, con pietà e travaglio, con schiettezza e un “flusso di coscienza” incredibilmente poetico che, con immediatezza, giunge al cuore del lettore.

Titolo: Una storia di amore e di tenebra

Autorice: Amos Oz

Editore: Feltrinelli

Anno: 2002

Lingua: Ebraico

Isbn: 9788807016431

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Sfogliare il mondo – 16 gennaio 2026: in Iran con Pagina56

La prima tappa del 2026 del gruppo di lettura della Rendella è l’Iran con Ventre Sepolto di Aliyeh Ataei.

L’AUTRICE

Aliyeh Ataei è nata in Iran nel 1981 ed è cresciuta nell’area orientale del paese, al confine con l’Afghanistan. Scrive in persiano. Dopo il diploma a Birjand, si è trasferita a Teheran, dove si è specializzata in sceneggiatura. Sostenitrice dei diritti delle donne, le sue opere affrontano il tema dell’identità, della frontiera e dell’emigrazione. Ha collaborato con numerose testate giornalistiche. È autrice di narrativa e saggistica.

IL LIBRO

Sull’orlo di una crisi di nervi, Mani Rafat vaga per Teheran alla disperata ricerca della sorella gemella. Non ne trova più traccia e sentimenti contrastanti gli attraversano la mente. È un giovane ingegnere dallo spiccato gusto letterario, che soffre di disturbi psichici e fa uso di stupefacenti. La moglie lo ha lasciato perché Mani non riesce a darle un figlio. Intorno a lui, per giunta, la città si muove a un ritmo disumano. A poco a poco, mentre il lettore lo insegue in questa ricerca spasmodica, il protagonista comprende che la sua inquietudine è alimentata da un dolore profondissimo: è un uomo, certo, e come tale lo riconoscono le persone in cui si imbatte, eppure dentro di sé custodisce un io femminile, cui da tempo non presta ascolto. A mano a mano che l’uomo inizia a riconoscersi meglio, la sua identità si sovrappone a quella della sorella perduta. Tra ossessioni e discriminazioni, perciò, la ricerca della gemella si intreccia all’indagine sull’animo femminile che Mani ha riscoperto in sé, con un finale imprevedibile e commovente.

Titolo: Ventre sepolto

Autorice:Aliyeh Ataei

Editore: Utopia

Anno: 2024

Lingua: Persiano

Isbn: 9791280084767

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Sfogliare il mondo – 19 dicembre 2025: in Afghanistan con Pagina56

La terza tappa del gruppo di lettura della Rendella è l’Afghanistan con Pietra di pazienza di Atiq Rahimi.

L’AUTORE

Atiq Rahimi è nato nel 1962 a Kabul, dove ha studiato lettere. Nel 1984 è costretto a lasciare l’Afghanistan a causa della guerra. Gli viene accordato l’asilo politico in Francia, studia alla Sorbona e ottiene un dottorato in comunicazione audiovisiva. Regista e sceneggiatore, nel 2004 è stato insignito del Prix du Regard vers l’Avenir al Festival di Cannes per Terra e cenere, adattamento del suo omonimo romanzo. Nel 2008 gli è stato conferito il prestigioso Prix Goncourt per il romanzo Pietra di pazienza, da cui è tratto il filmCome pietra paziente (2012)

IL LIBRO

Una donna veglia un uomo disteso in un letto. L’uomo è privo di conoscenza, ha una pallottola in testa, gli ha sparato qualcuno per un futile motivo. In un paese che assomiglia all’Afghanistan, in un tempo che potrebbe anche essere oggi.
La donna parla senza interruzione, come non ha mai fatto prima. Racconta al marito, finalmente presente e muto, molte storie che fanno la loro storia e quella del loro paese. Prima sussurra, poi grida, si adira, ha paura. Piange. Esce per poi ritornare. E ancora sussurra, piano, dolcemente.
Si prende cura dell’uomo e insieme lo rimprovera. Lo rimprovera di aver voluto essere un eroe, di aver preferito le armi e la guerra a sua moglie e alle figlie. Di non avere mai parole per lei. Di possederla in fretta e con violenza, senza dolcezza, né piacere. A poco a poco, respiro dopo respiro, grano dopo grano del rosario che tiene in mano, escono dalla bocca della donna parole proibite, parole ribelli.
La stanza dove si svolge il monologo è uno spazio chiuso in cui si consuma una vita e si prepara una tragedia. Lì vicino, uno stretto corridoio apre su altre camere dove si sentono le voci delle bambine. Una finestra coperta da una tenda con uccelli migratori affaccia sul mondo esterno. Tutto intorno infuria la guerra. Bombardamenti, violenze e distruzioni. La gente muore e impazzisce dal dolore. Chi può, fugge e non guarda in faccia nessuno.
Poi, anche il mondo esterno penetra nella stanza, sotto le spoglie minacciose di tre uomini armati.
Insieme a loro entrano la violenza e l’arroganza, ma anche una dolcezza timida e balbuziente come le parole del giovane che chiede amore a pagamento e l’affetto di una madre.
La tragedia raggiunge inevitabilmente la sua acme. In un crescendo serrato la donna inizia a svelare al marito piccole furbizie e grandi colpe. Menzogne necessarie per non essere ripudiata con ignominia. Confessioni, inevitabili e terribili, da cui non si può tornare indietro.
Forse, un limite c’è anche per la sang-e sabur, la pietra di pazienza. Quella pietra che nella mitologia persiana si tiene accanto per confidarle tutto quello che non si può rivelare a nessun altro. Riversando su di lei i propri malesseri, sofferenze, dolori, miserie. La pietra ascolta, assorbe come una spugna, tutte le parole, tutti i segreti finché un bel giorno non esplode. E quel giorno saremo liberati.

Titolo: Pietra di pazienza

Autore: Atiq Rahimi

Editore: Einaudi

Anno: 2009

Lingua: Afghano

Isbn: 9788806197094

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Sfogliare il mondo – 7 novembre 2025: in Giappone con Pagina56

La seconda tappa del gruppo di lettura della Rendella è il Giappone con un Tokyo. Stazione Ueno di Miri Yū.

L’AUTRICE

Miri Yū è un’autrice sudcoreana Zainichi, ossia nata e cresciuta in Giappone da genitori sudcoreani. La sua lingua madre – con cui scrive – è il giapponese. Nel 1984 è stata costretta a lasciare il liceo, in seguito a episodi di discriminazione razziale, piuttosto comuni nei confronti dei coreani, considerati ancora “popolo nemico”. Nel 2011, dopo il disastro nucleare di Fukushima si è trasferita nelle zone colpite da terremoto, tsunami e radiazioni, trasmettendo con una postazione radio da campo, in cui intervista i sopravvissuti al disastro. L’autrice dà voce a un Giappone di invisibili. I suoi libri, premiati in patria coi più alti riconoscimenti letterari, sono critici verso la società nipponica e le contraddizioni della modernità.

IL LIBRO

Vincitore del National Book Award come miglior opera straniera, Tokyo. Stazione Ueno è un ritratto sincero, privo di moralismi e toni drammatici, un quadro lirico e spietato della vita umana.
Tokyo, Parco di Ueno. I ciliegi fioriscono e i visitatori possono ammirare le bellezze storiche della capitale, ma ai margini di questo idillio si consuma una tragedia silenziosa. Lo sguardo delicato del protagonista accompagna il lettore alla scoperta non solo di un luogo meraviglioso e dei suoi angoli più nascosti, ma anche del dolore e della dignità di chi, come lui, all’interno del parco non vive più, ma sopravvive.

Titolo: Tokyo. Stazione Ueno

Autrice:Miri Yū

Editore: 21lettere

Anno: 2021

Lingua: Giapponese

Isbn: 9788831441179

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